Molti dei tanti turisti che visitano il Giappone si limitano a visitare le città principali come Tokyo e Kyoto. Sicuramente per i pochi giorni a disposizione rinunciano a uscire dai percorsi turistici.
Ma a sud di Osaka, nella prefettura di Wakayama, c’è un luogo mistico per il quale merita una piccola deviazione: il Monte Koya, chiamato anche Koyasan. Dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Ubicato a 900 metri sopra il livello del mare, è uno dei centri monastici più importanti del Giappone, si contano circa 117 templi buddisti. È sede della setta Shingon, una corrente del buddhismo esoterico. Fu introdotta in Giappone nell’805 dal monaco Kukai, conosciuto con il nome di Kōbō Daishi.

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Raggiungere Koyasan

Per chi è in possesso del JR Pass conviene partire da Osaka, dalla stazione Shin-Osaka con il ‘Limited Express Kuroshi’ per la stazione Wakayama. Impiega circa 1 ora, dopodiché si cambia treno e si prende la linea JR Wakayama fino ad Hashimoto, un’altra ora. Giunti ad Hashimoto si passa sulla linea Nankai, il cui biglietto non è incluso nel JRpass, in 40 minuti si arriva alla stazione Gokurakubashi.

Da una teleferica, un trenino rosso in 5 minuti vi porterà a Koyasan attraversano un bosco di cedri giapponesi. Già si respira un’atmosfera diversa, mistica rispetto al caos delle città.

Una volta scesi si raggiunge il centro sia con il bus sia con un taxi.

La funicolare che raggiunge Koyasan.

Sicuramente non è una gita da fare in giornata, quindi prenotate una notte in uno dei monasteri presenti e vivrete un’esperienza che sarà unica. Dormirete sui futon, mangerete pasti vegetariani con i monaci, assisterete alla preghiera mattutina. Ma a questo ho dedicato un articolo a parte.

Biglietti speciali

È possibile acquistare il Kōyasan World Heritage Ticket, un interessante biglietto che permette di risparmiare un po’, soprattutto se non utilizzate il JR Pass.

Il biglietto è valido per 2 giorni consecutivi. Include un viaggio di andata e ritorno sulla linea Nankai per il Monte Koya, viaggi illimitati sui bus nella zona del monte (i bus Nankai Rinkan), 20% di sconto su alcuni templi e musei e, sempre gradito, 10% di sconto su alcuni negozi di souvenir.

Cosa vedere a Koyasan in due giorni

Come anticipato i templi da vedere sono numerosi.

Nel mio giorno e mezzo qui ho cercato di vedere i principali e di godermi l’atmosfera rilassante che si respira su questo monte. Non voglio quindi lasciare una semplice lista di cose da vedere, ma farvi conoscere questo luogo attraverso la mia esperienza e incuriosirvi nel caso stiate programmando un viaggio in Giappone.

Dopo aver effettuato il check-in al monastero, e lasciato i bagagli, ci siamo diretti verso il famoso cimitero Okunoin Gobyo. Lo abbiamo raggiunto a piedi nonostante avessimo le corse illimitate sui bus, ma questa scelta ci ha permesso di scoprire alcuni posticini meno turistici lungo la strana.

Un esempio il Manihouto. Una delle poche sale ottagonali in Giappone voluta dal monaco Tenji Ueda nel 1969 per onorare gli spiriti di battaglia birmani sul Monte. All’interno troverete foto, reperti, oggetti, testimonianze dalla Birmania che ripercorrono quel periodo di guerra.

Non mancate di visitare il seminterrato. Si narra sia un luogo in cui ci si purifica dal peccato e dalle ferite grazie al potere divino di Buddha nell’oscurità.

Okunoin Gobyo

Finalmente arriviamo al Okunoin Gobyo, uno dei siti più affascinanti e spirituali di Koyasan e non solo. Per i giapponesi è un luogo estremamente sacro e merita il totale rispetto e silenzio, questo è il mausoleo di Kobo Daishi. La leggenda narra che sia in uno stato di meditazione eterna, infatti i monaci custodi del cimitero ogni sera lasciano un’offerta di cibo davanti la porta della sua stanza.

 Okunoin Gobyo
Okunoin Gobyo

L’area sacra di questo grande cimitero inizia con un ponticello in tipico stile giapponese, Ichi no Hashi. È una sorta di collegamento tra il mondo terreno degli uomini e quello spirituale delle anime e della meditazione, il tutto racchiuso all’interno di una splendida foresta di cedri altissimi che arrivano a nascondere il cielo.

All’interno si percorre un percorso lastricato fiancheggiato dalle classiche lanterne in pietra, sui lati lo sguardo si perde tra le lapidi e le statue, si contano circa 200.000 monumenti. Non stupitevi se troverete statue di Buddha con indosso un bavaglino o un cappellino rosso, sono omaggi portati dalle madri per proteggere le anime dei propri bambini.
Li ritroverete spesso nei luoghi sacri.

Una delle statue a protezione dei bambini.
Una delle statue a protezione dei bambini.

Percorsi circa 2 chilometri, si giunge a un nuovo ponte che porta a uno stadio superiore di spiritualità. Una volta superato è vietato scattare foto, bere o mangiare, questo per portare il massimo rispetto verso il grande monaco.

A destra del tempio Gobyo merita una visita il Toro-do, il padiglione delle lanterne. Secondo la leggenda le centinaia di lanterne, in memoria dei defunti, bruciano senza spegnersi da oltre novecento anni.

Da non perdere

Vi consiglio di tornare alla sera, quando nel buio del bosco vengono accese le lanterne in pietra, la luce si diffonde attraverso incisioni che rappresentano la luna.

Noi abbiamo fatto la visita guidata, organizzata da uno dei monasteri. Un monaco vi accompagnerà all’interno del cimitero, soffermandosi spesso per spiegare i diversi significati del ponte, delle lanterne, curiosità e leggende varie. La nostra guida era un ragazzo molto disponibile che parlava un inglese chiaro e ben scandito.

Se siete fortunati potrete vedere anche gli scoiattoli volanti (flying squirrel).

Danjo-Garan

Altro luogo simbolo è il Danjo Garan, uno dei primi complessi realizzati da Kobo Daishi. Leggenda narra che il monaco fondò qui la comunità perché luogo dove ritrovò il suo Sankosho (scettro rituale utilizzato dai monaci buddisti durante il culto) lanciato in aria quando era ancora in Cina.

L’edificio che spicca fra tutti è il Konpon Daito. Un enorme stupa bianco e arancione alto 45 metri che contiene una grande statua di Buddha e un mandala a forma di loto.

Il Konpon Daito.

Consiglio di concedervi un po’ di tempo all’interno dell’area tra i templi in legno circondati dagli alti cedri.

Anche qui tornate quando, al calare del sole, i monumenti vengono illuminati e spiccano nell’ombra della notte.

Kongōbu-ji

Non fatevi mancare la visita al Kongobuji. Distrutto e ricostruito più volte, è il tempio più celebre di Koyasan, santuario principale del Buddismo Shingon.

Come in tutti i templi si depositano le scarpe all’ingresso e si visita scalzi. Credetemi sentire il cigolio delle tavole di legno sotto i vostri piedi è la sensazione più bella che possiate provare.

Il complesso è composto da più edifici collegati tramite corridoi coperti che attraversano curatissimi giardini zen. Gli edifici sono composti da diverse sale, alcune visitabili alcune visibili sono da fuori. Un esempio la sala Ohiroma, dove vengono celebrate le più importanti cerimonie religiose e dove è possibile ammirare porte scorrevoli (chiamate fusuma) di color oro dipinte con gru, risalenti al 1600 circa. Altre sono dipinte con alberi di prugno e salice o decorate da dipinti che raccontano la storia di Kobo Daishi, dal suo viaggio in Cina fino all’istituzione del Koyasan.

Alcune delle sale del tempio invece sono private e non visitabili, altre vengono utilizzate esclusivamente dall’Imperatore durante le celebrazioni.

Dirigendosi verso l’uscita si attraversano gli ambienti della cucina.

Banryu-tei

All’interno del complesso vi si trova il più grande giardino zen del Giappone, un giardino di pietra e di sabbia il Banryu-tei, simile a quello di Ryoanji di Kyoto. Creato nel 1984 si estende per più di 2000 mq. Vedrete blocchi di granito sparsi nell’area, rappresentano dei dragoni che emergono dal mare per proteggere il santuario.


Banryu-tei, il giardino zen con i suoi blocchi di granito.

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Il tutto è circondato da un giardino botanico iniziato nell’era Edo (1603-1868). Questo accoglie molte varietà di fiori e di alberi, tra i quali le quattro emblema del Paese: il cedro giapponese, il cipresso Hinoki, il pino rosso giapponese, e il pino domestico.

Uno spettacolo unico in ogni stagione dell’anno.

Cos’altro vedere

Il Daimon Gate, il portale di accesso al centro monastico.

Il tempio Karukayado dove all’interno si può ripercorrere, attraverso dei bellissimi disegni, la tragica storia del piccolo Ishidomaru.

Il Mausoleo Tokugawa, mausoleo della famiglia Tokugawa. Interessante la struttura tutta in legno intagliata e decorata.

Il Museo Reihokan. Lo definiscono un piccolo tesoro, al suo interno raccoglie statue, mandalas – disegni o pitture buddiste, di supporto alla meditazione. Non l’ho visitato perciò non saprei darvi un giudizio.

Magari, se lo visitate, fatemi sapere i vostri commenti.

E per la pausa caffè…

Una piccola chicca: concedetevi una pausa al Bon-on-sha, un rilassante caffè gestito da una dolcissima coppia, lei irlandese e lui dominicano. Sono specializzati in piatti vegetariani / vegani, le torte realizzate da loro sono squisite. Penso che la cheesecake di tofu e mirtilli rimarrà indelebile tra i ricordi della visita al Monte Koya.

Infine, il consiglio più grande che mi sento di darvi è quello di lasciarvi trasportare dall’atmosfera.

Perdetevi tra le vie di Koyasan e fatevi sorprendere da angoli nascosti, giardini, ponti e laghetti. Ognuno troverà il proprio luogo del cuore.

Buona visita!